
ROMA - 2-7-2025 -- Il 25 settembre 2024 è stata presentata alla Camera dei deputati la proposta di legge n. 2060 chiamata ‘Sciascia-Tortora’. E’ composta soltanto da due articoli, ma trae origine dall’iniziativa del Centro Nazionale Sciasciano, dalla Fondazione Enzo Tortora e da altre associazioni.
L’idea di mettere i magistrati in condizione di ‘vivere’ sulla propria pelle le condizioni carcerarie non è nuova. Ne parlò nel 1989 Leonardo Sciascia nel libro ‘A futura memoria’ scrivendo: « Un rimedio, paradossale quanto si vuole, sarebbe quello di far fare ad ogni magistrato, una volta superate le prove d’esame e vinto il concorso, almeno tre giorni di carcere tra i comuni detenuti. Sarebbe indelebile esperienza, da suscitare acuta riflessione e doloroso rovello ogni volta che si sta per firmare un mandato di cattura o per stilare una sentenza ».
Ebbene quell’idea adesso è proposta di legge in discussione alla Commissione Giustizia della Camera.
In particolare, per il concorso in magistratura, la proposta prevede di aggiungere alla prova orale del futuro magistrato non solo la conoscenza del diritto penitenziario (attualmente non prevista), ma anche la letteratura dedicata al ruolo della giustizia, quale strumento di garanzia dei diritti e delle libertà fondamentali, della dignità umana e del rispetto reciproco tra persone, nonché alle lesioni dei princìpi dello Stato di diritto che possono derivare da disfunzioni del sistema giudiziario.
L’ulteriore modifica consistente, in relazione alla Scuola superiore della magistratura, prevede che le sessioni di tirocinio dei nuovi magistrati si svolgano per un periodo non inferiore a quindici giorni con esperienza formativa carceraria, nonché di approfondimento interdisciplinare anche delle tecniche di mediazione dei conflitti. L’esperienza formativa carceraria deve prevedere, secondo modalità operative concordate con il Consiglio superiore della magistratura e il Ministero della giustizia, anche il pernottamento dei magistrati ordinari in tirocinio all’interno di case circondariali o di reclusione.
Quindi, se dovesse passare la proposta, i nuovi magistrati in tirocinio dovrebbero vivere e dormire letteralmente in carcere per almeno 15 giorni al fine, per ripeterlo con le parole di Sciascia, di rendere ‘…indelebile esperienza, da suscitare acuta riflessione e doloroso rovello ogni volta che si sta per firmare un mandato di cattura o per stilare una sentenza’.
Carlo Crapanzano


